Il sonno

Perché dormiamo? Cosa succede al nostro cervello? Ma il sonno è un processo attivo o un processo passivo? A molti di questi quesiti ancora non si è riusciti a dare una risposta. Non sappiamo il motivo per cui il nostro cervello decide di “spegnersi”. In un’ottica evoluzionistica sembrerebbe una follia. Quale animale vorrebbe abbassare la guardia? Se una gazzella si addormenta, il leone non la mangia? Eppure tutti gli animali, nessuno escluso, passa un periodo della propria giornata a dormire. Addirittura alcuni delfini hanno elaborato dei meccanismi per addormentare metà cervello alla volta. Il fatto che il sonno sia un fenomeno universale ci fa intuire che avrà un qualche significato non trascurabile. E’ noto che chi non dorme va incontro a un aumento dell’irritabilità, a una riduzione della vigilanza, a un deterioramento delle capacità cognitive. Penso che nessun animale, nella continua lotta alla sopravvivenza, voglia trovarsi nella situazione di essere poco vigile. Le ipotesi sul significato del sonno sono numerose e nessuna è stata confermata. Alcuni studiosi ritengono che durante il sonno si vadano a ripristinare dei metaboliti che vengono consumati dai neuroni durante il giorno. Tuttavia perché si dorma rimane ancora un mistero.

Direi di concentrarci su quello che invece si conosce già. Dovete sapere che durante lo stato di veglia attiva, se noi ponessimo degli elettrodi sullo scalpo di una persona e facessimo un elettroencefalogramma (EEG), vedremmo nel nostro tracciato delle onde caotiche, desincronizzate, ad elevata frequenza, dette onde beta. Queste onde rispecchiano l’attività del nostro cervello. Se noi, invece, dicessimo al paziente di chiudere gli occhi, sdraiarsi e cercare di rilassarsi, e riducessimo al minimo le stimolazioni esterne, vedremmo il tracciato del nostro EEG cambiare forma. Compariranno delle onde a frequenza più lenta, più ampie, sincronizzate: le onde alfa. Queste sono espressione di una minor attività cerebrale e il fatto che siano sincronizzate vuol dire che è presente l’attività ritmica del talamo (una struttura facente parte dell’encefalo, ma che non va confusa con la corteccia cerebrale). In sintesi, una persona sveglia avrà nel suo tracciato unicamente onde alfa e onde beta

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E in una persona che si sta addormentando? Vedremo comparire un nuovo tipo di onda, l’onda teta. Questa è ancora più lenta dell’onda alfa e ancora più ampia. A questo punto, è facile comprendere che man mano che la nostra corteccia cerebrale diminuisce la propria attività, l’attività che registreremo nel nostro EEG sarà dettata dal talamo.

Il sonno ha 4 fasi non-REM e una fase REM.

Nello stadio 1 del sonno o stadio del primo sonno leggero, scompaiono completamente le onde alfa e le onde beta. Durante questo stadio, il soggetto dorme, ma qualsiasi stimolo, anche a bassissima intensità, è in grado di svegliarlo: lo schiocco delle dita, una luce che si accende, noi che camminiamo in punta di piedi e facciamo scricchiolare il parquet.

Nello stadio 2 del sonno o stadio del secondo sonno leggero, il tracciato EEGrafico presenta delle onde nuove. In questo stadio, il soggetto può essere svegliato solo se lo stimolo che gli diamo ha per lui un significato. Cerco di spiegarmi meglio. Se una gazzella dorme nella savana e c’è un temporale, non si sveglia. Non appena, però, il leone si avvicina e la gazzella sente un fruscio nell’erba è in grado di svegliarsi. La madre dorme anche se una macchina suona il clacson incessantemente, ma appena il neonato piange, eccola svegliarsi! Non è importante l’intensità dello stimolo, ma l’intensità del significato dello stimolo. E’ il motivo per cui sentiamo la sveglia al mattino! Se invece il soggetto non si sveglia, compare un complesso K, ovvero un’onda che “sostituisce” il risveglio.

Nello stadio 3 del sonno o stadio del primo sonno profondo, compaiono delle onde ancora più lente, dette onde delta. Il soggetto è in grado di svegliarsi solo con stimoli di elevata intensità. Non sarà sufficiente accendere la luce, ma magari dovremo proiettargli un faro negli occhi.

Nello stadio 4 del sonno o stadio del sonno profondo, nel tracciato abbiamo solo onde delta. Se noi confrontassimo il tracciato di un soggetto in fase 4 e di un soggetto in coma, vedremmo poche differenze. In questo stadio, noi non riusciamo a svegliare il soggetto. E’ anche vero che se gli tagliamo un dito, forse, lo svegliamo! Alcuni Soggetti non raggiungono mai lo stadio di sonno profondo: il soldato in trincea, il medico di guardia, la madre con il figlio malato.

A questo punto, direi di parlare della fase che sicuramente vi interesserà maggiormente, la fase REM. La fase REM (“rapid eye movement”) o stadio del sonno paradosso è qualcosa di totalmente sorprendente. Nell’EEG compaiono nuovamente le onde beta, tipiche della veglia attiva! Riprende l’attività cerebrale. Se noi guardassimo le palpebre chiuse di un soggetto in fase REM vedremmo che gli occhi si muovono in alto e in basso e da un lato all’altro. Frequentemente, gli uomini hanno l’erezione del pene. Mi vedo costretta a sfatare il mito che gli uomini si alzano con l’erezione solo perché hanno fatto un sogno erotico. Un’altra caratteristica del sonno REM è l’atonia quasi completa dei muscoli del dorso. Un gatto che dorme con il collo rigido e va in fase REM, tende ad accovacciarsi.

Un soggetto che viene svegliato in questa fase riferisce sempre che stava sognando ed è per questo che la fase REM è stata associata alla fase onirica. Uno dei sogni più comuni è quello di precipitare. Sogniamo di stare cadendo quando l’atonia (perdita del tono muscolare) dei muscoli del dorso si verifica in meno di un secondo. Alcuni soggetti muovono un arto, altri parlano nel sonno. Se, invece, svegliassimo un individuo durante una fase non REM, egli non sarebbe capace di dirci se stava sognando o direbbe di non ricordare il sogno.

Le fasi del sonno si alternano 4-5 volte durante la notte in maniera progressiva: fase 1 –> fase 2 –> fase 3 –> fase 4 –> fase REM. Più si avvicina l’ora del risveglio, più il soggetto non raggiunge lo stadio di sonno profondo (dalla fase 2 si passa direttamente alla fase REM).

A lungo si è discusso se il sonno è un processo attivo o un processo passivo. Oggi, si sa che sono vere entrambe le ipotesi. Il sonno è un processo attivo perché esistono i centri del sonno e i centri della veglia a livello del tronco encefalico. Il sonno è però anche un processo passivo perché esistono delle sostanze che si accumulano durante la veglia e che ci portano poi a sentire il bisogno di addormentarci. Spero di non avervi annoiato e a proposito..Buonanotte!

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