Energie

Cosa spinge due persone a incontrarsi?

E’ tutto un gioco di energie. E’ la tua energia che attrae come una calamita l’energia dell’altro.

Se vi siete incontrati, se tra voi c’è stato un legame, le vostre energie sono complementari.

Voi siete complementari. Solo che questo non significa stabilità.

Le energie si sfiorano, si scambiano pezzi e poi schizzano via, lontano.

Non è detto che il momento in cui si sono incontrate fosse quello giusto, potrebbero non incontrarsi più.

La stabilità è un evento raro, ci vuole fortuna, ci vuole l’istante giusto. Potenzialmente esiste, se esiste la complementarietà.

Non era quello il momento e forse non lo sarà mai.

Ma solo un folle negherebbe l’esistenza di quel legame, così viscerale, che si crea tra due energie giuste quando si incontrano.

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Il peso del caso

L’esistenza non ha nessun significato.
Non stiamo seduti alla scrivania o inginocchiati in chiesa a cercarne una, non serve, non c’è.
Il motivo per cui esiste la vita è unicamente il caso ed è il motivo per cui oggi non siamo ancora morti.
Nessuno scopo. E la medicina ha ben chiara questa assenza di teleologia: il cuore non batte con lo scopo di pompare il sangue in circolo, il caso ha fatto sì che il cuore fosse strutturato in questo modo ed è grazie a questa struttura che esso batte. La sua funzione di pompa è assolutamente una conseguenza secondaria.

Peccato che la mente umana non sia pronta ad accettare tutto questo.

Gli spazzolini della mia vita

Se c’è una cosa che mi rende felice sono gli spazzolini, entrare in un bagno e vedere il bicchiere accanto al rubinetto pieno e colorato, così pieno da non sapere neanche più qual è il mio.
E la cosa vale anche per i bagni degli amici, in qualsiasi bagno mi capita di entrare, devo sempre guardare il lavabo e contare, contarli tutti.

Al momento nel mio bagno sono quattro, ma c’è stato un tempo in cui sono stati molti di più e non saprei neanche dirvi quanti.
C’è lo spazzolino di Giulio, quello mi accompagna da cinque anni ormai, sempre lì, accanto al mio, non si muove. E se devo farvi una confidenza, un giorno gliel’ho buttato, non potevo sopportare che avesse lo stesso da così tanto tempo. Poi, pentita, sono corsa a comprargliene uno quasi identico, blu, blu come l’oceano.
Il mio è verde, non ho mai avuto uno spazzolino verde, ma ne ho avuto uno arancione, poi l’ho spezzato in due, mentre mi lavavo i denti. Ci sono rimasta molto male, in fondo l’arancione è il mio colore preferito e poi mi sono sentita un po’ come Hulk, ma di colore verde c’era soltanto la macchia di dentifricio sullo specchio.

Questo è un post che non vuole dire niente e allo stesso tempo tutto. E’ un post per dire che mi manca la mia coinquilina, che con lei nessuno spazzolino era al sicuro, è in grando di usarne due contemporaneamente senza rendersi conto se ha in bocca il suo e quello del ragazzo di turno, o quello mio e quello di Giulio. E’ un caso disperato, ma guardare gli spazzolini e non vedere il suo, è come avere voglia di un biscotto, andare in cucina e rendersi conto di averli già finiti.

Mi piacerebbe che entrando in casa mia, ognuno lasciasse il suo spazzolino. Sarebbe un po’ come dire “Ehi, ma guarda che tornerò di nuovo”. E ci sono così tante persone che vorrei qui, come Giulio, accanto a me.
Odio gli addii, odio persino gli arrivederci se poi non so quando sarà questo rivedersi.
E non sopporto l’idea che qualcuno con cui ho stretto un legame, anche se per poco tempo, poi vada via, faccia persino finta di non avere mai usato il mio dentifricio.
E’ una cosa strana, che non capisco, che mi sfugge. Io ricordo ogni spazzolino con cui ho avuto a che fare e se lo incontrassi per strada gli direi “Per te il dentifricio è sempre là, come se non si fosse mai consumato. Spero non ti dispiaccia se mi piace schiacciare il tubetto da tutte le parti.”