“Stand”

stand_4w

“Stand”, regia del francese Jonhatan Taieb, è una delle 151 pellicole presentate al Torino Gay & Lesbian Film Festival.
Ambientato nella Russia omofoba di Putin, narra la vicenda di Anton, un ragazzo che lavora come badante presso la casa di alcune anziane signore.

All’inizio del film si scatena il dramma: Anton e il suo ragazzo russo Vlad si trovano in macchina, improvvisamente si ritrovano testimoni del pestaggio di un omosessuale da parte di un gruppo di omofobi. Vlad impaurito decide di non fermarsi ad aiutarlo, nonostante le vive proteste del protagonista. Da quel momento in poi la loro vita cambia.

Poco dopo, Anton scopre che un ragazzo gay è morto a causa di alcune lesioni riportate dopo le violenze subite da parte di alcuni membri di una banda nazifascista. A quel punto, si convince che il ragazzo morto è proprio quello che lui e Vlad non hanno salvato. Decide allora di indagare e scoprire gli assassini.

La voce fuoricampo del regista apre un dilemma sulla morale.
“La morale la costruiamo noi, la scegliamo. Tuttavia, possiamo pensare in un modo e agire in un altro. Ed è come scegliamo di agire che, alla fine, costruisce la nostra morale”.

I due fidanzati potrebbero avere apparentemente la stessa morale, ma decidono di agire in modo opposto. Vlad ha paura, non riesce a empatizzare come il suo innamorato, non si è pentito di non essersi fermato e trova assurda tutta la vicenda. Proprio questo suo modo di vivere e di agire lo spingerà a separarsi da Anton e lasciarlo solo nella sua ricerca.

Anton è divorato dai sensi di colpa, dalla voglia di giustizia, vive in modo quasi dostojevskiano il suo dramma interiore, giunge persino ad accusare Vlad di essere un assassino. E’ disposto a tutto pur di espiare le sue colpe: un desiderio catartico che finirà per fargli vivere sulla propria pelle ciò che hanno subito e subiscono ancora tutti i giorni gli omosessuali russi.

<<La disperazione è bere 11 vodke e svegliarsi l’indomani>>

<<No, la disperazione è essere gay in Russia>>.

Jonhatan Taieb si presenta come narratore, ma non rimane totalmente esterno alla vicenda, la guida, fornisce spiegazioni e spunti di riflessione.
Un finale del tutto inaspettato, violento, crudo, quasi nauseante, spezza la lentezza un po’ esasperante del film. Ci lascia totalmente senza parole, con lo stomaco attorcigliato, incapaci persino di provare rabbia, solo disgusto di fronte a questa follia, apparentemente illogica.
Una recitazione convincente, una pellicola girata con telecamera a mano in soli 11 giorni, riprese effettuate di nascosto in Ucraina, poco prima dello scoppio delle rivolte, sono elementi che non lasciano indifferenti.
Un film indipendente a low budget, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, raggiunge senza troppe difficoltà la sufficienza piena. Un titolo che fornisce molti spunti di riflessione: “Stand” come “stare in piedi/rimanere in piedi” o “alzarsi in piedi”? Resistere, subendo, o ribellarsi?

E’ una pellicola sull’odio, sul senso di colpa che tutta l’Europa dovrebbe provare, immobile e indifferente davanti alle atrocità delle leggi anti-gay. Come è possibile che la “nostra” morale ci spinga a essere dei semplici spettatori?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...