“Il bagno turco”

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“Il bagno turco”, film d’esordio del regista Ozpetek, è il suo massimo capolavoro.

Francesco (Alessandro Gassman), architetto romano di successo, si vede costretto a partire per Istanbul dopo aver scoperto che una vecchia zia gli ha lasciato in eredità una casa.

Inizialmente deciso a rimanere pochi giorni, viene catapultato in un mondo totalmente diverso, ospitale e vivace.

Si ritrova proprietario di un bagno turco, di un Hammam. La tradizione vuole che gli uomini si riuniscano in queste terme per dare sollievo al corpo e ai sensi, per rilassarsi, per fare emergere i loro “capricci” più segreti.

Francesco decide allora di fermarsi per qualche tempo, nonostante abbia lasciato a Roma la carriera e la moglie Marta. La famiglia che lo ospita gli farà scoprire ogni più piccolo angolo della città, accogliendolo come un figlio.

Dopo mesi, la moglie va a cercarlo. Non troverà più il Francesco che conosce: è un uomo nuovo, rilassato, a tratti schivo, perfettamente integrato nel suo nuovo mondo. Marta scoprirà un Francesco che non ha più paura di se stesso, che ha lasciato emergere i suoi desideri più intimi e che grazie ai vapori del bagno turco ha rilassato le membra tra le braccia di un uomo.

Il finale drammatico è totalmente inaspettato, una sequenza perfetta ed elegante, che per le tinte così intense ricorda quasi una tragedia greca.

Il regista ci accompagna con delicatezza in questa scoperta della sessualità, un film garbato, mai volgare, come non se ne vedono più da tempo.

Dialoghi raffinati e musiche incalzanti ci affascinano come se fossimo spettatori di un’opera teatrale. Soffermatevi soprattutto sui colori di questa realtà a cui non siamo abituati, emozionanti ed esaltanti, osservate le infinite portate di una colazione turca, le luci e le pitture dell’hammam, il rosso del sangue che macchia la camicia bianca. Vi verrà un’incredibile voglia di raggiungere Francesco, di esplorare con lui questa Istanbul decadente.

“Le fate ignoranti”, “Mine vaganti”, “La finestra di fronte” sono indubbiamente dei bei film, ma “Il bagno turco” è una meraviglia, assolutamente la sua opera migliore.

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“Stand”

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“Stand”, regia del francese Jonhatan Taieb, è una delle 151 pellicole presentate al Torino Gay & Lesbian Film Festival.
Ambientato nella Russia omofoba di Putin, narra la vicenda di Anton, un ragazzo che lavora come badante presso la casa di alcune anziane signore.

All’inizio del film si scatena il dramma: Anton e il suo ragazzo russo Vlad si trovano in macchina, improvvisamente si ritrovano testimoni del pestaggio di un omosessuale da parte di un gruppo di omofobi. Vlad impaurito decide di non fermarsi ad aiutarlo, nonostante le vive proteste del protagonista. Da quel momento in poi la loro vita cambia.

Poco dopo, Anton scopre che un ragazzo gay è morto a causa di alcune lesioni riportate dopo le violenze subite da parte di alcuni membri di una banda nazifascista. A quel punto, si convince che il ragazzo morto è proprio quello che lui e Vlad non hanno salvato. Decide allora di indagare e scoprire gli assassini.

La voce fuoricampo del regista apre un dilemma sulla morale.
“La morale la costruiamo noi, la scegliamo. Tuttavia, possiamo pensare in un modo e agire in un altro. Ed è come scegliamo di agire che, alla fine, costruisce la nostra morale”.

I due fidanzati potrebbero avere apparentemente la stessa morale, ma decidono di agire in modo opposto. Vlad ha paura, non riesce a empatizzare come il suo innamorato, non si è pentito di non essersi fermato e trova assurda tutta la vicenda. Proprio questo suo modo di vivere e di agire lo spingerà a separarsi da Anton e lasciarlo solo nella sua ricerca.

Anton è divorato dai sensi di colpa, dalla voglia di giustizia, vive in modo quasi dostojevskiano il suo dramma interiore, giunge persino ad accusare Vlad di essere un assassino. E’ disposto a tutto pur di espiare le sue colpe: un desiderio catartico che finirà per fargli vivere sulla propria pelle ciò che hanno subito e subiscono ancora tutti i giorni gli omosessuali russi.

<<La disperazione è bere 11 vodke e svegliarsi l’indomani>>

<<No, la disperazione è essere gay in Russia>>.

Jonhatan Taieb si presenta come narratore, ma non rimane totalmente esterno alla vicenda, la guida, fornisce spiegazioni e spunti di riflessione.
Un finale del tutto inaspettato, violento, crudo, quasi nauseante, spezza la lentezza un po’ esasperante del film. Ci lascia totalmente senza parole, con lo stomaco attorcigliato, incapaci persino di provare rabbia, solo disgusto di fronte a questa follia, apparentemente illogica.
Una recitazione convincente, una pellicola girata con telecamera a mano in soli 11 giorni, riprese effettuate di nascosto in Ucraina, poco prima dello scoppio delle rivolte, sono elementi che non lasciano indifferenti.
Un film indipendente a low budget, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, raggiunge senza troppe difficoltà la sufficienza piena. Un titolo che fornisce molti spunti di riflessione: “Stand” come “stare in piedi/rimanere in piedi” o “alzarsi in piedi”? Resistere, subendo, o ribellarsi?

E’ una pellicola sull’odio, sul senso di colpa che tutta l’Europa dovrebbe provare, immobile e indifferente davanti alle atrocità delle leggi anti-gay. Come è possibile che la “nostra” morale ci spinga a essere dei semplici spettatori?

Energie

Cosa spinge due persone a incontrarsi?

E’ tutto un gioco di energie. E’ la tua energia che attrae come una calamita l’energia dell’altro.

Se vi siete incontrati, se tra voi c’è stato un legame, le vostre energie sono complementari.

Voi siete complementari. Solo che questo non significa stabilità.

Le energie si sfiorano, si scambiano pezzi e poi schizzano via, lontano.

Non è detto che il momento in cui si sono incontrate fosse quello giusto, potrebbero non incontrarsi più.

La stabilità è un evento raro, ci vuole fortuna, ci vuole l’istante giusto. Potenzialmente esiste, se esiste la complementarietà.

Non era quello il momento e forse non lo sarà mai.

Ma solo un folle negherebbe l’esistenza di quel legame, così viscerale, che si crea tra due energie giuste quando si incontrano.

Il sonno

Perché dormiamo? Cosa succede al nostro cervello? Ma il sonno è un processo attivo o un processo passivo? A molti di questi quesiti ancora non si è riusciti a dare una risposta. Non sappiamo il motivo per cui il nostro cervello decide di “spegnersi”. In un’ottica evoluzionistica sembrerebbe una follia. Quale animale vorrebbe abbassare la guardia? Se una gazzella si addormenta, il leone non la mangia? Eppure tutti gli animali, nessuno escluso, passa un periodo della propria giornata a dormire. Addirittura alcuni delfini hanno elaborato dei meccanismi per addormentare metà cervello alla volta. Il fatto che il sonno sia un fenomeno universale ci fa intuire che avrà un qualche significato non trascurabile. E’ noto che chi non dorme va incontro a un aumento dell’irritabilità, a una riduzione della vigilanza, a un deterioramento delle capacità cognitive. Penso che nessun animale, nella continua lotta alla sopravvivenza, voglia trovarsi nella situazione di essere poco vigile. Le ipotesi sul significato del sonno sono numerose e nessuna è stata confermata. Alcuni studiosi ritengono che durante il sonno si vadano a ripristinare dei metaboliti che vengono consumati dai neuroni durante il giorno. Tuttavia perché si dorma rimane ancora un mistero.

Direi di concentrarci su quello che invece si conosce già. Dovete sapere che durante lo stato di veglia attiva, se noi ponessimo degli elettrodi sullo scalpo di una persona e facessimo un elettroencefalogramma (EEG), vedremmo nel nostro tracciato delle onde caotiche, desincronizzate, ad elevata frequenza, dette onde beta. Queste onde rispecchiano l’attività del nostro cervello. Se noi, invece, dicessimo al paziente di chiudere gli occhi, sdraiarsi e cercare di rilassarsi, e riducessimo al minimo le stimolazioni esterne, vedremmo il tracciato del nostro EEG cambiare forma. Compariranno delle onde a frequenza più lenta, più ampie, sincronizzate: le onde alfa. Queste sono espressione di una minor attività cerebrale e il fatto che siano sincronizzate vuol dire che è presente l’attività ritmica del talamo (una struttura facente parte dell’encefalo, ma che non va confusa con la corteccia cerebrale). In sintesi, una persona sveglia avrà nel suo tracciato unicamente onde alfa e onde beta

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E in una persona che si sta addormentando? Vedremo comparire un nuovo tipo di onda, l’onda teta. Questa è ancora più lenta dell’onda alfa e ancora più ampia. A questo punto, è facile comprendere che man mano che la nostra corteccia cerebrale diminuisce la propria attività, l’attività che registreremo nel nostro EEG sarà dettata dal talamo.

Il sonno ha 4 fasi non-REM e una fase REM.

Nello stadio 1 del sonno o stadio del primo sonno leggero, scompaiono completamente le onde alfa e le onde beta. Durante questo stadio, il soggetto dorme, ma qualsiasi stimolo, anche a bassissima intensità, è in grado di svegliarlo: lo schiocco delle dita, una luce che si accende, noi che camminiamo in punta di piedi e facciamo scricchiolare il parquet.

Nello stadio 2 del sonno o stadio del secondo sonno leggero, il tracciato EEGrafico presenta delle onde nuove. In questo stadio, il soggetto può essere svegliato solo se lo stimolo che gli diamo ha per lui un significato. Cerco di spiegarmi meglio. Se una gazzella dorme nella savana e c’è un temporale, non si sveglia. Non appena, però, il leone si avvicina e la gazzella sente un fruscio nell’erba è in grado di svegliarsi. La madre dorme anche se una macchina suona il clacson incessantemente, ma appena il neonato piange, eccola svegliarsi! Non è importante l’intensità dello stimolo, ma l’intensità del significato dello stimolo. E’ il motivo per cui sentiamo la sveglia al mattino! Se invece il soggetto non si sveglia, compare un complesso K, ovvero un’onda che “sostituisce” il risveglio.

Nello stadio 3 del sonno o stadio del primo sonno profondo, compaiono delle onde ancora più lente, dette onde delta. Il soggetto è in grado di svegliarsi solo con stimoli di elevata intensità. Non sarà sufficiente accendere la luce, ma magari dovremo proiettargli un faro negli occhi.

Nello stadio 4 del sonno o stadio del sonno profondo, nel tracciato abbiamo solo onde delta. Se noi confrontassimo il tracciato di un soggetto in fase 4 e di un soggetto in coma, vedremmo poche differenze. In questo stadio, noi non riusciamo a svegliare il soggetto. E’ anche vero che se gli tagliamo un dito, forse, lo svegliamo! Alcuni Soggetti non raggiungono mai lo stadio di sonno profondo: il soldato in trincea, il medico di guardia, la madre con il figlio malato.

A questo punto, direi di parlare della fase che sicuramente vi interesserà maggiormente, la fase REM. La fase REM (“rapid eye movement”) o stadio del sonno paradosso è qualcosa di totalmente sorprendente. Nell’EEG compaiono nuovamente le onde beta, tipiche della veglia attiva! Riprende l’attività cerebrale. Se noi guardassimo le palpebre chiuse di un soggetto in fase REM vedremmo che gli occhi si muovono in alto e in basso e da un lato all’altro. Frequentemente, gli uomini hanno l’erezione del pene. Mi vedo costretta a sfatare il mito che gli uomini si alzano con l’erezione solo perché hanno fatto un sogno erotico. Un’altra caratteristica del sonno REM è l’atonia quasi completa dei muscoli del dorso. Un gatto che dorme con il collo rigido e va in fase REM, tende ad accovacciarsi.

Un soggetto che viene svegliato in questa fase riferisce sempre che stava sognando ed è per questo che la fase REM è stata associata alla fase onirica. Uno dei sogni più comuni è quello di precipitare. Sogniamo di stare cadendo quando l’atonia (perdita del tono muscolare) dei muscoli del dorso si verifica in meno di un secondo. Alcuni soggetti muovono un arto, altri parlano nel sonno. Se, invece, svegliassimo un individuo durante una fase non REM, egli non sarebbe capace di dirci se stava sognando o direbbe di non ricordare il sogno.

Le fasi del sonno si alternano 4-5 volte durante la notte in maniera progressiva: fase 1 –> fase 2 –> fase 3 –> fase 4 –> fase REM. Più si avvicina l’ora del risveglio, più il soggetto non raggiunge lo stadio di sonno profondo (dalla fase 2 si passa direttamente alla fase REM).

A lungo si è discusso se il sonno è un processo attivo o un processo passivo. Oggi, si sa che sono vere entrambe le ipotesi. Il sonno è un processo attivo perché esistono i centri del sonno e i centri della veglia a livello del tronco encefalico. Il sonno è però anche un processo passivo perché esistono delle sostanze che si accumulano durante la veglia e che ci portano poi a sentire il bisogno di addormentarci. Spero di non avervi annoiato e a proposito..Buonanotte!

Labbra

Labbra sottili
Rosse o pallide
Cosa importa
Soffiano
Fischiano
Intrappolano la sigaretta
Quasi la soffocano
Si avvicinano
Il fumo le nasconde
Colpa dei denti
Se ora sanguinano
Sangue dolce
Sangue amaro
Il mio sangue
Il tuo sangue
Sangue di tutti e di nessuno
Sangue che bagna la terra
Con le sue guerre
Con le sue bande di morti
Labbra chiuse
come la cicatrice del mio braccio.

Il peso del caso

L’esistenza non ha nessun significato.
Non stiamo seduti alla scrivania o inginocchiati in chiesa a cercarne una, non serve, non c’è.
Il motivo per cui esiste la vita è unicamente il caso ed è il motivo per cui oggi non siamo ancora morti.
Nessuno scopo. E la medicina ha ben chiara questa assenza di teleologia: il cuore non batte con lo scopo di pompare il sangue in circolo, il caso ha fatto sì che il cuore fosse strutturato in questo modo ed è grazie a questa struttura che esso batte. La sua funzione di pompa è assolutamente una conseguenza secondaria.

Peccato che la mente umana non sia pronta ad accettare tutto questo.